Benvenuti!


Salve a tutti e benvenuti!
Questo blog nasce dalla mia passione per la traduzione: troverete traduzioni di brani letterari o musicali e articoli apparsi su varie testate straniere che trattano di scienza, cultura, tradizioni e curiosità. Mi piacerebbe avere un feedback sulle traduzioni da parte di chi si dedica allo studio delle lingue! Alle fine di ogni post trovate l'URL dell'articolo originale.
Buona navigazione!

N.B. Per visualizzare solo i testi tradotti da una determinata lingua potete usare le ETICHETTE sulla destra.

lunedì 13 maggio 2013

La colonna sonora della tua vita

Quando avevo 20 anni ho lasciato una ragazza per Vicentico, il cantante dei Los Fabulosos CadillacsIn realtà, la colpa è stata sua. La ragazza voleva conoscere i miei hobbies e condividere i miei interessi, così insistette per accompagnarmi al concerto dei Cadillacs. Se avesse conosciuto un po’ di più le mie passioni non avrebbe mai messo piede in quel posto.

I Cadillacs erano famosi, tra le varie cose, per le scoregge in pubblico e per le molestie alle ragazze, come fossero un gruppo di ubriachi di un’osteria e non un affermato gruppo rock. Ai  concerti il divertimento di noi fans consisteva nel dimenarci, spingerci e sputarci fino a formare un vortice umano potenzialmente letale. Oggi non sopravvivrei alla seconda canzone. Ma a quel tempo mi sembrava il massimo.
Copertina del Cd  Vasos Vacíos (1993)
Il concerto in questione fu aperto con V Centenario, un inno alla scoperta dell’America, in cui la frase più gentile recitava “figli bastardi di colonie assassine”. Uno dei miei amici salì sul palco a cantare con Vicentico, che lo restituì al pubblico con una gomitata sulla faccia. Un altro si lanciò dal palco e fu trasportato di mano in mano dalla gente per 20 metri. E io..ero con la mia fidanzata. In ultima fila. Dove nessuno si colpiva. Lei percepiva che io mi sentivo perfettamente a mio agio.Alla quarta canzone non resistetti più e mi lanciai con i miei amici. 
L’ultima volta che vidi quella ragazza fu dall'alto, a pochi metri da terra.
Con il tempo Vicentico intraprese una carriera da solista. E la sua musica iniziò a discostarsi dal rock, dal trash, dallo ska o dal dub per tendere verso il genere più insospettato: la ballata romantica. Il primo segnale d’allarme fu la sua versione di Algo contigo, un bolero de Los Panchos che i fans perdonarono ritenendolo una beffa. Ma gli allarmi si susseguirono uno dietro l’altro. Le sue canzoni si fecero più lente. Il suono di addolcì fino a sfiorare la nuova tendenza. Poi, il massimo sacrilegio: ad un gala di MTV cantò con Ricky Martin. Le urla di “traditore” giunsero da tutta la mia generazione. I miei vecchi amici bruciarono i dischi di Vicentico, rinnegarono la sua musica, si strapparono gli indumenti.

I miei amici, poveri, non si erano accorti che loro stessi, con il passare degli anni, si erano trasformati in impiegati in giacca e cravatta abituati a trascorrere i fine settimana dando la pappa ai loro bambini. Desideravano che Vicentico continuasse ad essere ciò che essi stessi non erano più. Per loro, il primo dovere di un cantante era quello di fargli credere che avrebbero potuto ancora passare la notte a calpestarsi e a spingersi sotto al palco, mentre qui, nel mondo reale, gli cresceva la pancia e gli cadevano i capelli.



L’anno scorso, tuttavia, si sono verificati due eventi significativi:  1) Quattro dei miei amici hanno divorziato, 2) Vicentico ha presentato il suo Cd più kitsch.
Il Vicentico 5  è così smidollato che contiene versioni di Roberto Carlos, di Xura e della canzone più languida degli Abba, The winner takes it all, tradotta in spagnolo da..Pimpinela!

Intanto, i miei vecchi amici, dopo il loro divorzio, si sono accorti d’improvviso che non sarebbero più tornati come prima, che non sono più dei ragazzini, né lo saranno. Credevano che il matrimonio fosse una parentesi fra due adolescenze, ma hanno dovuto riconoscere che il puro sesso, che prima li faceva impazzire, adesso li deprime. Così, sentono la nostalgia dei pranzi in famiglia. E il letto sembra loro più grande e solitario di un campo di calcio.

Ho scoperto che due di loro hanno acquistato Vicentico 5, ma non si azzardano ad ascoltarlo in pubblico. Dopo anni passati ad inveire contro questo “traditore” che canta “musica per signore” adesso non posso ammettere che Vicentico è l’unico cantante che ha creduto in loro e ha osato essere come loro. Tuttavia, da soli, in macchina o nei loro silenziosi appartamenti da scapoli, ascoltano Creo que me enamoré.

In un primo momento avevo pensato di ridicolizzarli davanti agli altri nostri amici, ma dopo averci pensato un pò ho preferito mantenere il segreto.


Traduzione: Marcella Bucaria
Autore: Santiago Roncagliolo 
Fonte: El País Semanal
Lingua: Spagnolo 

venerdì 3 maggio 2013

Perché esploriamo?

Esplorazione Umana dello Spazio




L'interesse dell'umanità per il cielo è stato universale e durevole nel tempo. L'Uomo è spinto ad esplorare l'ignoto, a scoprire nuovi mondi, a spingere avanti i nostri limiti scientifici e tecnologici, e poi a spingerli ancora oltre. Il desiderio inspiegabile di esplorare e di sfidare i limiti di cosa sappiamo e di dove siamo stati ha garantito benefici alla nostra società per secoli.

L'esplorazione umana dello spazio aiuta a rispondere alle domande fondamentali circa il nostro posto nell'universo e la storia del nostro sistema solare. Rispondendo alle sfide collegate all'esplorazione umana dello spazio sviluppiamo la tecnologia, creiamo nuove industrie, e aiutiamo a stabilire un legame pacifico con altre nazioni. La curiosità e l'esplorazione sono vitali per lo spirito umano, e accettare la sfida di addentrarci più profondamente nello spazio spingerà i cittadini del mondo moderno e le generazioni future a unirsi alla NASA in questo viaggio emozionante.

Un cammino graduale


Questo è il principio di una nuova era dell'esplorazione dello spazio, in cui la NASA ha raccolto la sfida di sviluppare i sistemi e le capacità necessarie per esplorare oltre l'orbita bassa della Terra, incluse destinazioni come lo spazio cislunare, gli asteroidi vicini alla Terra e, alla fine, Marte.

La NASA userà la Stazione Spaziale Internazionale come base sperimentale e come trampolino di lancio per i difficili viaggi che ci aspettano. Costruendo su ciò che impareremo lì, saremo in grado di preparare gli astronauti alle difficoltà dei voli di lunga durata e l'espansione permanente dei limiti delle esplorazioni umane più in là di quanto abbiamo mai fatto prima. Gli esploratori potrebbero visitare gli asteroidi vicini alla Terra, dove potremmo ottenere risposte sulle domande che il genere umano si è sempre poste. Visitare un asteroide fornirà preziosa esperienza pratica e ci preparerà ai passi successivi - forse anche ai primi uomini a passeggio su Marte.

L'esplorazione a mezzo robotico continua a dare importanti risposte sul nostro Universo, visitando destinazioni molto distanti, raccogliendo informazioni e raccogliendo dati scientifici. Quando potremo usare sia il metodo umano che quello robotico di esplorazione, potremo usare la tecnologia e i nostri sensi per aumentare le nostre capacità di osservare, modificare, e di svelare nuove conoscenze.

Perché la Stazione Spaziale Internazionale?




Il primo passo per cimentarsi in un lungo e difficile viaggio consiste nel gettare solide fondamenta perché l'impresa abbia successo. La Stazione Spaziale Internazionale funziona come un laboratorio nazionale di medicina umana, di ricerca biologica e sui materiali, come terreno di prova per nuove tecnologie, e come trampolino di lancio per andare più lontano nel sistema solare. Sulla Stazione Spaziale Internazionale ricercheremo e inventeremo nuovi modi per garantire che gli astronauti siano al sicuro, sani e produttivi durante l'esplorazione, e continueremo ad accrescere le nostre conoscenze su come i materiali e gli organismi biologici si comportino in assenza di gravità.

La NASA continuerà nel suo lavoro senza precedenti con il settore industriale e svilupperà un'intera industria grazie al lavoro di sviluppo e realizzazione da parte di aziende private di sistemi commerciali affidabili e di costo abbordabile per il trasporto di personale e di carico avanti e indietro fra la Stazione Spaziale Internazionale e l'orbita bassa della Terra.

Perché lo Spazio Cislunare?


Tutto intorno alla Terra e alla Luna c'è una grande estensione di spazio cislunare, che può essere descritto come una sfera comprendente appunto la Terra e la Luna, influenzato dai campi gravitazionali dei due corpi celesti. Esplorare lo spazio cislunare, oltre la protezione del campo geomagnetico terrestre, costituirà un'esperienza preziosa nelle operazioni nello spazio profondo. Operando nello spazio cislunare la NASA potrebbe effettuare ricerche sui raggi cosmici - potenzialmente l'elemento più pericoloso per gli uomini nell'ambito dell'esplorazione dello spazio profondo - e sviluppare metodi di isolamento che potrebbero anche condurre a progressi in campo medico sulla Terra.

I Punti di Lagrange - posizioni nello spazio cislunare in cui l'Attrazione Gravitazione della Terra e quella della Luna si annullano - sono utili aree a fini esplorativi e di ricerca in cui non è necessaria quasi alcuna propulsione per mantenere un oggetto o una navicella stazionari. Il Punto di Lagrange più lontano del sistema Terra-Luna, chiamato L2, è caratterizzato inoltre dall'essere una zona di "silenzio radio", utile per le osservazioni astronomiche.

Le missioni verso lo spazio cislunare daranno alla NASA e ai suoi partner l'occasione di sviluppare strumenti e metodologie d'azione per supportare decenni di future esplorazioni, pur rimanendo relativamente vicini alla Terra.

Perché gli Asteroidi?


Si crede che gli Asteroidi si siano formati relativamente presto nella storia del nostro sistema solare - circa 4,5 miliardi di anni fa - quando una nube di gas e polveri chiamata nebulosa stellare, collassò e diede origine al sole a ai pianeti. Visitando questi oggetti vicini alla Terra per studiare il materiale che si originò dalla nebulosa stellare, possiamo cercare le risposte ad alcune delle più urgenti domande dell'umanità  come: come si formò il sistema solare e da dove traggono origine l'acqua della Terra e alcuni materiali organici come il carbone?

Oltre a rivelare indizi circa il nostro sistema solare, gli asteroidi possono fornirci indizi sulla Terra stessa. Capendo di più gli asteroidi potremmo imparare di più sugli impatti avvenuti nel passato della Terra e possibilmente trovare modi per ridurre il rischio di impatti futuri.

Future missioni di sonde verso gli asteroidi prepareranno gli uomini al viaggio spaziale prolungato e all'eventuale viaggio verso Marte.
Le missioni con le sonde porteranno dati di ricognizione sulle orbite degli asteroidi, la loro composizione superficiale e persino portare con sé sulla Terra dei campioni per successive analisi. Queste spedizioni robotiche sono un passo fondamentale per preparare degli astronauti a visitare gli asteroidi, durante le quali impareremo quali siano le preziose risorse disponibili nello spazio, e più in là anche a sviluppare metodi per utilizzarle nella nostra ricerca per rendere l'esplorazione più efficiente ed economica.

Perché Marte?


Marte è sempre stato una fonte d'ispirazione per esploratori e scienziati. Le sonde hanno trovato tracce di acqua, ma se la vita esista al di fuori della Terra rimane ancora un mistero. Sonde e sonde scientifiche hanno mostrato che Marte ha caratteristiche e una storia simili a quelle della Terra, ma sappiamo che ci sono fondamentali differenze che dobbiamo ancora iniziare a comprendere. L'Uomo può costruire a partire da questa consapevolezza e cercare segni di vita e studiare l'evoluzione geologica di Marte, ottenendo risultati e metodi di ricerca che potrebbero essere applicati qui sulla Terra.




Una missione verso il nostro più prossimo vicino planetario ci dà l'occasione di dimostrare che gli umani sono in grado di vivere per lunghi periodi o anche definitivamente, oltre l'orbita bassa della Terra. La tecnologia e i sistemi spaziali necessari a trasportare e mantenere in vita degli esploratori daranno incremento all'innovazione e incoraggeranno metodologie innovative per rispondere a queste sfide. Come hanno dimostrato le passate imprese spaziali, le risultanti creatività e tecnologie porteranno benefici e uso durevoli.

La sfida di viaggiare verso Marte e di trovare un modo per sopravvivere lì, incoraggerà le nazioni del mondo a lavorare insieme per raggiungere un simile ambizioso risultato. La Stazione Spaziale Internazionale ha mostrato che le occasioni di collaborazione metteranno in rilievo i nostri interessi in comune e porteranno a tutto il mondo un senso di comunità.



Traduzione di Giuseppe Miceli.

Autore: Jennifer Wiles 
Fonte: NASA
Lingua: Inglese
Fontehttp://www.nasa.gov/exploration/whyweexplore/why_we_explore_main.html

venerdì 26 aprile 2013

Le avventure del cacciatore di baci

Ignacio Lehmann ha raccolto 700 foto di baci tra America ed Europa; scene di strada con messaggi di pace, che ritraggono l’amore, le città e le culture.
BUENOS AIRES, ARGENTINA #70 KISS
I quasi 700 baci che Ignacio Lehmann ha catturato a New York, Londra, Parigi, Berlino, Barcellona, Buenos Aires e adesso nel Distretto Federale del Messico, sono baci di strada di un fotografo di strada. Questo mago dell’obiettivo di 29 anni cammina fino a 14 ore al giorno in cerca di baci. Possono essere baci rubati ai primi raggi di sole o “ardenti” in pieno giorno, baci sorpresi negli autobus, nei parchi, nelle piazze, nelle strade o catturati con monumenti emblematici sullo sfondo.
Nel suo grande e variegato album fotografico, che ha intitolato “100 World Kisses” e che è un work in progress su Facebook, Ignacio Lehmann ha racchiuso baci pieni di tenerezza e amore fraterno da genitori a figli, da nonni a nipoti, baci tra amici, amanti, fidanzati, gay e lesbiche. Ha perfino dato spazio a gente che bacia il proprio animale o ai baci tra animali, di cani a Coyoacàn, di cavalli a Berlino.

Al fotografo argentino, che ha iniziato questo progetto a New York nel giugno 2012, non importa attenersi ad uno stereotipo; vive con la certezza che “tutti entriamo nell'universo del bacio e non voglio circoscriverlo allo stereotipo classico, tra ragazzo-ragazza o solo in coppia”.
In meno di un anno Lehmann ha viaggiato per sette città per raccontarle attraverso una serie di 100 baci che ha pubblicato senza filtri su facebook.com/100WorldKisses: l’unico desiderio è quello di presentare la lista in ordine decrescente, dalla numero 100 alla 0, concludere l’album con la 0 e intraprendere il viaggio verso un’altra città, per raccontarla con immagini e baci.

“Non sono foto esteticamente perfette, perché altrimenti sarebbero da rivista o da inchiesta; sono foto di strada”.
México City, México, #75 Kiss
Per scattare le 100 foto, Ignacio Lehmann, deve realizzare una vera opera di convincimento: con la macchina fotografica al collo si avvicina all'affettuosa coppia che lo ha sedotto; dunque gli spiega il suo progetto, gli infonde sicurezza e, una volta convinta e fotografata, estrae il suo marchio da applicare sui loro polsi, come prova della partecipazione ai “100 World Kisses”.
“Il fatto di scattarne 100 è una sfida, è un processo arduo e lungo nel quale a volte le cose riescono e a volte no; l’idea è anche quella di mostrare la città, raccontarla attraverso i baci, non è realizzare una guida turistica che informi di quanto costi un piatto di enchiladas o dove è meglio alloggiare. Per me il soggetto più importante è la gente, più dei monumenti e dei palazzi, è la gente ad essere in primo piano attraverso l’immagine di un bacio”, racconta il fotografo argentino a El Universal.

Teotihuacán, México  #59 Kiss

Un legame con un messaggio
Nell'arte il bacio è stato raffigurato molte volte: emblematica la fotografia “Il bacio di Times Square”, di Alfred Eisenstaedt, nella quale un’infermiera viene baciata appassionatamente da un marinaio alla fine della seconda guerra mondiale; così come “Il bacio” di Gustav Klimt o la scultura “Il bacio” di Auguste Rodin.


Lehmann li conosce bene: prima di andare a New York “per tentare la fortuna” lavorava in un museo d’arte di Buenos Aires. Un giorno, insieme alla sua fidanzata, Ignacio arrivò a Times Square e senza pensarci diede inizio al progetto che oggi, a meno di un anno, si compone di quasi  700 foto. “Penso davvero molto ai baci, ne vedo molti e li cerco, mi sembra che il bacio sia fantastico, è bellissimo baciare e vedere persone baciarsi, significa che tra queste persone esiste qualcosa, un legame”. Lui questi legami li registra, per questo motivo s’impegna affinché il gesto sia vero. “Il bacio è un atto pacifico di unione, un gesto simbolo di armonia, amore e pace, è un grande messaggio”. 

Berlin, Germany  #12 Kiss
Lehmann  ha imparato a viaggiare da solo, a conoscere di più se stesso, ma ha anche imparato a perfezionare “questo radar che ho attivato tempo fa, quando ho cominciato a cercare baci. Adesso mi risulta difficile spegnerlo, passo tutto il tempo alla ricerca portando sempre con me la macchina fotografica. A volte cerco di smetterla ma non posso.”
Assicura di non essere ossessionato dagli spazi come lo è dai baci; anche se spesso combina l’effusione amorosa con i luoghi emblematici di ogni città, così da avere baci a Parigi sotto la Torre Eiffel, a Londra sotto il Big Ben, a Berlino davanti la Porta di Brandeburgo, a New York ai piedi di Time Square e in Messico nello Zócalo, davanti al  Monumento della Rivoluzione, nella Torre Latinoamericana o davanti le Piramidi di Teotihuacàn.

San Cristobál de las Casas, Chiapas, México  #21 Kiss

“Ma ci sono anche foto notturne, diurne, in cui non c’è nessuno o foto di una madre che bacia suo figlio in un autobus. Ti rendi conto che si tratta del Messico dai lineamenti delle persone”, dice l’intervistato la cui pagina Facebook ha circa 30 mila amici.

Ogni album che Ignacio Lehmann ha creato fino ad oggi ha una sua determinata personalità data dagli amanti e dalle città. Delle sette città che il fotografo argentino ha visitato per il suo progetto, Città del Messico è quella in cui ha raccolto più baci per per le strade.  “Si baciano un sacco, si baciano gli alunni delle scuole, gli anziani; si stringono per la strada, nel parco, sdraiati come fossero a letto. E’ impressionante, non ho visto niente di simile in nessun’altra città, perciò il Distretto Federale è ottimo per il mio progetto anche se, al tempo stesso, i messicani provano vergogna, hanno paura, si imbarazzano e temono la macchina fotografica. – spiega - Per esempio qui non è permesso scattare foto in Metro o sui mezzi di trasporto, la polizia ti chiede ‘per quale motivo stai scattando foto?’ o ti chiedono di cancellare una foto se non ha una ‘funzione’”.

 México City, México  #47 Kiss   
Un caso a parte sono i parigini, con i quali è difficile avere a che fare, racconta Lehmann: sono molto particolari, con loro non soltanto la lingua è stata una barriera, dal momento che non gradiscono gli si parli in inglese, ma è stato difficile anche spingerli a baciarsi per la strada. “Nonostante ciò, i paesaggi sono straordinari, le foto di Parigi sono venute ‘super parigine’. Un altro esempio è Londra, dove sono più distanti, più freddi; a New York, invece, amano l’obiettivo. Ogni città ha i suoi segreti, il punto è scoprirli e comporre l’album”.   

Così, trascorre la sua vita a caccia di baci e amanti, realizzando un album che è d’ispirazione, come una candela accesa che può accendere altre candele in un momento in cui il mondo intero vive momenti difficili e di grande caos. 



Traduzione: Marcella Bucaria
Autore: Yanet Aguilar Sosa
Apparso su: El Universal
Lingua: Spagnolo
Testo originale: http://www.eluniversal.com.mx/notas/912234.html
Foto: http://www.dimelaneta.com/100-besos-alrededor-del-mundo/

domenica 21 aprile 2013

A mentire si può imparare

In uno studio recente alcuni ricercatori dell’università di Northwestern (USA)  hanno dimostrato che si può imparare a dire una bugia tanto da farla sembrare identica alla verità.

Generalmente, le persone impiegano più tempo e commettono più errori dicendo una bugia piuttosto che la verità. Questo accade, sostanzialmente, perché nella loro testa stanno gestendo due risposte che si contraddicono tra loro cercando di sopprimere la più onesta. Tuttavia, con il giusto esercizio, le notevoli differenze possono scomparire. Xiaoqing Hu e i suoi colleghi hanno sperimentato un sistema di “allenamento dei bugiardi” nel quale una serie di soggetti imparavano ad aumentare la velocità di risposta quando il contenuto delle loro parole era incerto.



Dopo aver inventato e ripetuto più volte la bugia nella loro mente, i ricercatori hanno dimostrato che, da un certo punto in poi, i soggetti non commettevano più errori nel raccontare la menzogna e rispondevano alla stessa velocità di quando dicevano la verità.

La nuova scoperta dovrebbe essere tenuta in considerazione dalla polizia quando viene commesso un delitto: “Nella vita reale, generalmente, tra il momento del crimine e quello dell’interrogatorio dei sospettati trascorre del tempo, intervallo sufficiente per prepararsi e allenarsi con le bugie”, avverte Hu.



Traduzione di Marcella Bucaria.

Autore: Elena Sanz
Fonte: Muy Interesante
Lingua: Spagnolo

venerdì 19 aprile 2013

1913: Quando Hitler, Trotsky, Tito, Freud e Stalin vivevano tutti nello stesso posto




Un secolo fa, una parte di Vienna ha accolto Adolf Hitler, Leon Trotsky, Joseph Tito, Sigmund Freud e Joseph Stalin.
Nel gennaio del 1913, un uomo il cui passaporto recava il nome di Stavros Papadopoulos sbarcò dal treno proveniente da Cracovia alla Stazione Nord di Vienna. Di carnagione scura, sfoggiava dei grossi baffi da contadino e portava una valigia di legno molto semplice.
“Sedevo al tavolo,” scrisse, anni dopo, l'uomo che era venuto ad incontrare “quando sentii bussare, la porta si aprì ed entrò uno sconosciuto. Era basso...magro...con la sua pelle butterata bruno-grigiatra...non vidi nulla nei suoi occhi che facesse pensare alla cordialità”.
L'autore di queste righe era un intellettuale russo dissidente, l'editore di un giornale radicale chiamato Pravda (Verità). Il suo nome era Leon Trotsky.
L'uomo descritto, infatti, non era Papadopulos.

Era nato come Iosif Vissarionovich Dzhugashvili, gli amici lo chiamavano Koba, ed ora viene ricordato come Joseph Stalin. Trotsky e Stalin erano solo due dei tanti uomini che abitavano al centro di Vienna nel 1913 e le cui vite erano destinate a modellare, anzi a distruggere, gran parte del XX secolo. Si trattava di un gruppo disomogeneo. I due rivoluzionari, Stalin e Trotsky, erano in fuga. Sigmund Freud aveva già una posizione ben consolidata. Lo psicoanalista, esaltato dai suoi seguaci come l'uomo che aveva svelato i segreti della mente, viveva ed esercitava in città, sulla Berggasse.
Il giovane Josip Broz, che più tardi sarebbe diventato famoso come Tito, leader della Yugoslavia, lavorava nella fabbrica di automobili Daimler a Wiener Neustadt, una cittadina a sud di Vienna, alla ricerca di un impiego, di soldi e di bei momenti.
Poi c'era il ventiquattrenne dell'Austria nord-occidentale il cui sogno di studiare pittura all'Accademia di Belle Arti di Vienna era stato infranto due volte e che adesso alloggiava in un dormitorio a Meldermannstrasse vicino il Danubio, tale Adolf Hitler.


  • Il dittatore sovietico Joseph Stalin trascorse un mese in città, incontrando Trotsky e scrivendo Il marxismo e la questione nazionale, con Nikolay Bukharin.
  • Il neurologo Sigmund Freud si trasferì a Vienna da bambino nel 1860 e abbandonò la città dopo che i nazisti ebbero annesso l'Austria.
  • Si crede che il leader nazista Adolf Hitler abbia vissuto lì tra il 1908 e il 1913 dove faticava per guadagnarsi da vivere come pittore.
  • Josip Broz, in seguito leader della Yugoslavia Tito, era un metalmeccanico prima di venire reclutato nell'esercito Austro-Ungarico.
  • Il rivoluzionario russo Leon Trotsky visse a Vienna all'incirca dal 1907 al 1914, lanciando il giornale PravdaLa Verità.

Nella sua maestosa rievocazione della città del tempo, Thunder at Twilight, Frederic Morton immagina Hitler che arringa i suoi coinquilini “sulla moralità, sulla purità razziale, la missione tedesca e il tradimento slavo, sugli ebrei, sui gesuiti e sui massoni”.
“Il suo ciuffo sballotterebbe, le sue mani macchiate di vernice taglierebbero l'aria, la sua voce si alzerebbe fino a diventare lirica. Poi, d'improvviso come aveva cominciato, si fermerebbe. Raccoglierebbe le sue cose con un fracasso imperioso e andrebbe a passi lunghi verso la sua stanza”.
A presiedere su tutti, nell'Hofburg Palace dalla struttura irregolare, c'era l'anziano Imperatore Francesco Giuseppe, che aveva regnato dal famigerato anno delle rivoluzioni, il 1848.








L'arciduca Francesco Ferdinando, il suo successore designato, risiedeva nel vicino Palazzo Belvedere, aspettando il trono con entusiasmo. Il suo assassinio l'anno seguente avrebbe fatto scoppiare la I Guerra Mondiale.
Vienna nel 1913 era la capitale dell'Impero Austro-Ungarico, composto da 15 nazioni e con più di 50 milioni di abitanti. “Non essendo propriamente un melting pot, Vienna era un tipo di “minestra culturale” che attraeva personaggi ambiziosi da tutto l'impero” dice Dardis McNamee, caporedattrice del Vienna Review - l'unico mensile austriaco in lingua inglese - che ha abitato nella città per 17 anni. “Meno della metà dei due milioni di abitanti sono nativi della città e circa un quarto viene dalla Boemia (ora parte occidentale della Repubblica Ceca) e dalla Moravia (la parte orientale della Repubblica Ceca), di conseguenza in Germania si parlava ceco in molti contesti”.

I sudditi dell'impero parlavano una dozzina di lingue, spiega.
“Gli ufficiali dell'esercito Austro-Ungarico dovevano essere in grado di dare i comandi in 11 lingue oltre al tedesco, ognuna delle quali aveva una traduzione ufficiale dell'inno nazionale”. E questo singolare melange creò un fenomeno culturale tutto suo: le coffee-house viennesi. Secondo la leggenda, le sue origini sono da cercarsi nei sacchi di caffè lasciati dall'esercito ottomano in seguito al fallito assedio turco del 1683. “La cultura del caffè e l'idea di dibattito e discussione nei caffè è parte integrante dello stile di vita viennese ora come allora”, spiega Charles Emmerson, autore di 1913: In Search of the World Before the Great War e ricercatore senior presso il gruppo di esperti di politica estera della Chatham House. “La comunità intellettuale viennese era in realtà piuttosto piccola, si conoscevano tutti e...questo favorì gli scambi attraverso le frontiere culturali”. Tutto ciò, aggiunge, avrebbe favorito i dissidenti politici e coloro che erano in fuga.

“Non c'era uno stato centrale straordinariamente potente. Era forse un po' sciatto. Se volevi trovare in Europa un posto per nasconderti in cui potevi incontrare tante altre persone interessanti, allora Vienna poteva essere un buon posto per farlo”.

Vienna - Cafe Central
Il ritrovo preferito da Freud, il Cafe Landtmann, si trova ancora sull'Anello: il celebre viale che circonda lo storico Innere Stadt1. Trotsky e Hitler frequentavano il Cafe Central, a qualche minuto di camminata da lì, dove i clienti erano appassionati di torte, quotidiani, scacchi e soprattutto di discussione. “Uno dei motivi per i quali i caffè diventarono così importanti era che 'tutti' ci andavano”, dice MacNamee. “Quindi c'era uno scambio e una proficua condivisione di discipline e interessi, infatti, i confini che poi diventarono così rigidi nel pensiero occidentale erano molto flessibili”. Oltre questo, aggiunge, “l'ondata di energia dell'intellighenzia ebraica, e la nuova classe industriale, resero possibile l'ottenimento dei pieni diritti di cittadinanza da Francesco Giuseppe nel 1867 e il libero accesso a scuole e università”. Inoltre, anche se si trattava di una società largamente maschilista, anche alcune donne ebbero un certo impatto.

Alma Mahler il cui marito, che era un compositore, morì nel 1911, era anch'essa una compositrice e diventò la musa e l'amante dell'artista Oskar Kokoschka e dell'architetto Walter Gropius.
Anche se la città era e rimane sinonimo di musica, di balli sontuosi e del valzer, il suo lato oscuro era particolarmente desolante. Gran parte dei cittadini vivevano nei bassifondi e il 1913 vide circa 1500 Viennesi togliersi la vita.

Nessuno sa se Hitler si sia mai imbattuto in Trotsky, o se Tito abbia incontrato Stalin, ma opere come Dr Freud Will See You Now, Mr Hitler [Il Dottor Freud la visiterà subito, Signor Hitler] – un radiodramma del 2007 di Laurence Marks e Maurice Gran – sono vivaci fantasie su tali incontri.
L'incendio che scoppiò l'anno successivo distrusse gran parte della vita intellettuale di Vienna. L'impero implose nel 1918, spingendo Hitler, Stalin, Trotsky e Tito verso carriere che avrebbero segnato per sempre la storia mondiale.


AutoreAndy Walker
Fonte: BBC
Lingua: Inglese

Note

1 Letteralmente “città interna”, corrisponde al centro storico della città.




venerdì 12 aprile 2013

Venezuela: una fiumana di gente saluta la campagna elettorale

I candidati alla presidenza hanno avuto a disposizione 10 giorni per esporre i loro programmi. Henrique Capriles, candidato all'opposizione, chiuderà oggi nello stato di Lara con i suoi 312 camper. Il candidato al governo, Nicolás Maduro farà la sua parte a Caracas in una manifestazione di massa.

Il candidato all'opposizione Henriques Capriles chiuderà la sua campagna con 312 camper provenienti da diverse città del Venezuela che percorreranno simultaneamente 4.500 Km. Il convoglio partirà da San Cristóbal, Valera, Vargas, San Felipe, Valles del Tuy, Guarenas-Guatire, Barlovento tra le altre, facendo rotta su Barquisimeto, nello stato di Lara, dove Capriles concluderà questi 10 giorni di campagna con una manifestazione di massa.

Il candidato presidente Nicolás Maduro chiuderà la sua campagna nella capitale, Caracas. Secondo il commando Hugo Chávez i suoi elettori riempiranno da cima a fondo i viali Urdaneta, Barlat, Fuerzas Armadas, Lecuna, Mexico, Universidad e Bolivar, che sono i più grandi della città. Loro proposito è quello di superare quanto ottenuto da Capriles domenica a Caracas. Quest’ultimo, infatti, è riuscito a radunare la maggiore concentrazione politica non chavista dal 1999. Episodio che si è ripetuto ieri nello Stato di Zulia. Là, Capriles, insieme al cantante Ricardo Montaner, ha tenuto un discorso dinanzi a migliaia di venezuelani chiedendo loro il voto.

Henrique Capriles Radonski

Una sfida per il Commando Simón Bolívar
Carlos Ocariz, leader del Commando Simón Bolívar, responsabile della campagna dell’avversario Henriques Capriles, ritiene che quanto accaduto in questi ultimi 10 giorni in Venezuela sia memorabile.
Secondo il dirigente, la campagna si è focalizzata su temi concreti, come la sicurezza. Il primo Aprile è stato organizzato un corteo per richiedere la fine degli assassinii: in Venezuela vengono uccise 55,2 persone per 100 mila abitanti.

Ora, nel bel mezzo della campagna elettorale, si è sollevata una polemica per il berretto tricolore. L’indumento che Capriles indossa dai comizi di ottobre, da quando ha perso contro il defunto Hugo Chávez, è stato copiato dai sostenitori del candidato alla presidenza Nicolás Maduro. Immediatamente Capriles, consigliato dal Commando Simón Bólivar, ha affermato che il berretto rappresenta l’unità venezuelana e che, dunque, Maduro, cercando di dividere  i cittadini con i suoi discorsi, non può indossarlo.

La musica è stato un altro strumento molto utile, secondo Ocariz. Il rinomato salsero portoricano Willie Colón ha scritto un testo per Maduro intitolato “Mentira Fresca”. Pare che il testo abbia fatto centro nei chavisti dissidenti, come l’ex cancelliere Luis Alfonso Dávila che confermato il suo voto per Capriles.



Willie Colón – Mentira Fresca 


baffi, le banane e l’uccello... 
Sicuro di ottenere un nuovo successo elettorale in Venezuela il chavismo si è riversato per le strade per accompagnare il suo candidato Nicolás Maduro e ha lanciato la moda del baffo, delle banane e degli uccelli.

Nicolás Maduro
Insieme all'immagine del defunto presidente Hugo Chávez, al tricolore nazionale e al colore rosso nei vestiti o nelle bandiere, il governo inaugura simboli con l’aiuto di Maduro, del cui cognome si è avvalso l’ingegno popolare per portare alle sue manifestazioni delle banane (per la varietà “plátano maduro”). Come pure il passerotto che lo stesso candidato ha reso famoso raccontando che Chávez gli era apparso sotto forma di uccello. Così anche il baffo, che fa parte del look di Maduro, é diventato di moda tra i suoi seguaci. E nonostante le beffe sulla reincarnazione di Chávez in un uccello, il candidato del governo ha sfoggiato agli incontri un cappello di paglia coronato da un volatile

Durante la visita a Catia La Mar, nello stato di Vergas, sulla costa, predominavano le banane, che in questa località sono state perfino distribuite dal palco. 

Approfittando, poi, del suo passato da conducente di autobus, Maduro ha deciso di guidarne uno con il quale percorrere il Venezuela per dare di sé l’immagine di uomo comune.



Traduzione: Marcella Bucaria
Autore: jcastillo
Apparso su: Diario Hoy
Lingua orginale: Spagnolo



mercoledì 10 aprile 2013

28 curiosità sui matrimoni nelle diverse culture


Ogni cultura ha delle particolari credenze legate al matrimonio. Alcune persone rispettano ancora le antiche tradizioni poiché fortemente convinte che dalla loro perpetuazione dipenda la riuscita del matrimonio.
Cosa sapete dei matrimoni nelle altre culture? Ecco a voi alcuni consigli per delle nozze dallo stile etnico.

  • Secondo la tradizione indù, il giorno delle nozze la pioggia viene considerata un portafortuna.


  • In India, al termine della cerimonia, il fratello dello sposo lancia dei fiori sugli sposi per proteggerli dal male.
  • I francesi spesso brindano ai novelli sposi usando un bicchiere particolare con due manici.
  • In Germania, la sposa mette pane e sale nelle tasche  in segno di abbondanza, mentre lo sposo i chicchi di frumento, come simbolo di salute e fortuna.
  • Le scarpe sono considerate degli accessori portafortuna per la loro forma di luna, da sempre simbolo di fertilità.
  • In Giappone il colore bianco era usato per le spose ancor prima che la regina Vittoria lo rendesse di moda nel mondo occidentale.
  • Tra le usanze che riguardano la sposa vi è quella di mettere un po’ di zucchero nei guanti: è un modo per omaggiare la sua unione.
  • Gli inglesi credono che trovare un ragno nel vestito della sposa riveli un matrimonio fortunato.
  • Usanza vuole che lo sposo porti la sposa in braccio fino a casa per proteggerla dagli spiriti malvagi che ne sorvegliano l’ingresso.
  • Gli inglesi evitano di sposarsi il sabato. Secondo il folclore non è un giorno propizio per le nozze, anche se, strano a dirsi, sembra essere quello preferito dalle coppie. Sarebbe meglio, piuttosto, il mercoledì.
  • In Egitto, il giorno nozze le donne danno dei pizzicotti alla sposa come portafortuna.



  • Le fedi si mettono nell'anulare poiché in Egitto si credeva che in questo dito scorresse la vena connessa direttamente con il cuore.
  • In Egitto, la prima settimana subito dopo le nozze cucina la famiglia della sposa. Lo scopo è quello di lasciare più tempo alla coppia affinché possa godere appieno della nuova vita insieme.
  • La tradizione della damigella d’onore nasce in epoca romana. Le damigelle, vestendosi esattamente come la sposa, erano considerate dai romani una protezione per la fanciulla. Questo era anche un modo per ingannare gli spiriti malvagi che non l’avrebbero riconosciuta.
  • L’usanza della torta nuziale risale all'antica Roma, quando durante la cerimonia si rompeva un pezzo di pane sulla testa della sposa in segno di fertilità.
  • Giugno è il mese prediletto per convolare a nozze perché legato alla dea romana Giunone, dea del matrimonio.
  • La sposa svedese mette in una scarpa una moneta d’argento ricevuta in dono dal padre e nell'altra una moneta d’oro offerta dalla madre, assicurandosi di non perderle mai.
  • Nel linguaggio dei gioielli gli anelli di fidanzamento di zaffiro indicano la felicità coniugale.
  • Se stai pensando di chiedere un anello di perle, scordatelo! Nel linguaggio dei gioielli la perla è sinonimo di sfortuna poiché la sua forma somiglia ad una lacrima.
  • Un anello con la pietra acquamarina è simbolo di onestà e lealtà e di un matrimonio duraturo e felice.
  • In Danimarca, le spose e gli sposi si scambiano tra loro gli abiti tradizionali per confondere gli spiriti cattivi.
  • Gli addii al celibato derivano da un’usanza dei soldati spartani che abbandonavano la loro vita da scapoli con una grande festa.
  • In Portogallo, prima del XX secolo il vestito della sposa era nero.
  • Il velo da sposa è una tradizione dei greci e dei romani. Questi credevano che il velo proteggesse le donne dagli spiriti maligni.



  • La torta nuziale a piani va collocata a sinistra rispetto a dove gli sposi decidono di baciarsi.
  • L’idea di nodo associata al matrimonio deriva dalla cultura egizia e da quella indù e si riferisce alle mani degli sposi giunte in segno d’unione.
  • Sull’altare la sposa deve trovarsi alla sinistra dell’uomo. E’ una tradizione anglosassone: si credeva che lo sposo avesse bisogno della mano destra per lottare contro i suoi rivali.
  • I primi testimoni erano guerrieri, generalmente amici dello sposo, e dovevano difendere la sposa da possibili sequestri.

Traduzione di Marcella Bucaria


Autore: Aline
Apparso su: Zankyou Magazine
Tradotto da: Spagnolo