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La maggior parte dei Britannici ammette di non conoscere bene l'etichetta culturale di altri paesi e rischia involontariamente di risultare sgarbata durante i viaggi all'estero.
I Britannici amano pensare di guidare il mondo con le loro maniere impeccabili. Tuttavia un comportamento che nel Regno Unito può sembrare il massimo della cortesia, può in realtà provocare una grande offesa quando ci si trova all'estero.
La maggior parte dei turisti britannici commette involontariamente molte gravi gaffe all'estero, nonostante i suoi grandi sforzi per essere cortese - con una media di circa il 79% che ammette di non avere alcuna idea dell'etichetta culturale straniera, secondo un recente sondaggio di Hotels.com.
Alcuni errori comuni commessi dai nativi britannici includono:
1. Dividere il conto in parti uguali è accettabile per il 93% dei Britannici ma i Francesi sarebbero sdegnati da una tale condotta, pensando che dovresti pagare tutto o niente.
2. Chiedere di aver passato il sale è una domanda comune nelle tavole del 90% delle persone nel Regno Unito ma in Egitto sarà un insulto allo chef lasciando intendere che il loro cibo è insipido.
3. Mettere in bocca del cibo usando la forchetta, il normale modo di mangiare per il 96% dei Britannici, è ritenuto rozzo in Thailandia dove le persone usano la forchetta soltanto per spingere il cibo nel cucchiaio.
4. Far muovere il naso da un lato all'altro con l'indice e il medio nel sud Italia è un modo che per dire a qualcuno che pensi che sia inaffidabile ma non sarebbe considerato un'offesa dall'83% delle persone nel Regno Unito.
5. Le calendule gialle sarebbero un regalo di benvenuto per il 95% dei Britannici ma in Messico questi fiori simboleggiano la morte e dovrebbero essere regalati solo nella Festa dei Defunti.
I “grills” sono accessori in metallo da indossare sopra i propri
denti. Ne esistono migliaia di forme, sono carissimi e possono essere
intarsiati anche con pietre preziose. È l’ultima novità in fatto di
tendenze che solo lecelebritiespiù appariscenti del
mondo possono permettersi.
Madonna sfoggia il suo "Grill"
Nel mondo
della moda tutto serve a far notizia, perfino avere un sorriso super brillante
ricoperto d’oro. E a ben vedere, ad averlo sono sempre gli stessi volti
noti: Rihanna, Justin Bieber,Madonna, Lady Gaga e Miley Cyrus sono solo
alcuni dei personaggi che seguono la nuova tendenza che impone di portare
gioielli sui denti.
Si
chiamano “grills” e provengono dalla cultura del rap e
dell’hip-hop. Si adattano alla dentatura di chiunque li indossi poiché vengono
realizzati su misura con un’apposita matrice da gioiellieri
specializzati. Sono d’argento, d’oro e, in alcuni casi posso perfino contenere
applicazioni di pietre preziose che costano milioni di dollari. Vennero usati
per la prima volta negli anni ‘80, ma il loro attuale ritorno si
deve al desiderio di alcuni volti noti di mostrare queste eccentricità e
sfoggiarle agli eventi.
Tipi di Gold Grills
Esistono
migliaia di disegni e di stili. I più appariscenti li preferiscono ricoperti
d’oro, per poter fingere di possedere denti o canini dorati. Ma esistono altri
Vip più stravaganti che li scelgono a forma di armi o con applicazioni di
diamanti.
I dentisti
li sconsigliano perché possono rovinare lo smalto dei denti. Oltre a
ciò, il metallo potrebbe causare irritazioni e reazioni allergiche e i batteri
accumulati sotto questa struttura, col passare del tempo, potrebbero provocare
qualche infezione.
Esteticamente non sono così belli come un anello di diamanti o una collana di
pietre preziose, gioielli che una persona normale preferirebbe. Ma è pur vero
che ogni volta che Rihanna o Beyoncé postano una foto in un social network con
un “grill” sui denti l’immagine si
diffonde all'istante riscuotendo consensi. Ciò spiega perché siano
già di moda.
In
America latina gli insetti sono un ingrediente secolare di piatti di origine
preispanica.
Un commensale straniero potrebbe essere colto impreparato. In
qualsiasi ristorante tipico di Oaxaca, stato a sud-est del Messico, è comune
trovare nel menù un entrée: guacamole con locuste. Il piatto è composto da
avocado, cipolla, peperoncino, un po’ di limone e un po’ di coriandolo. Il
tutto è accompagnato da decine di piccole locuste fritte che croccano in bocca
come un frutto secco e che sanno un po’ di sale. Dunque, il consiglio di
mangiare gli insetti, diffuso questo
lunedì dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l
'agricoltura (FAO), in questo paese non suona nuovo.
Guacamole con Locuste
Libellule, scarafaggi, api, farfalle, formiche e le già menzionate
locuste sono ingredienti diffusi nelle varie zone rurali del centro e del sud
del paese. L’entomofagia è una tradizione secolare e radicata: gli zapotechi, i mixtechi
e i maya la impiegavano nell’alimentazione quotidiana e come rimedio naturale.
Il consumo di insetti in epoca preispanica è documentato nel Codice Fiorentino
di Fra Bernardino di Sahagún, risalente al XVI secolo, e riferisce che erano
così apprezzati da essere offerti in dono al tlatoani (re azteco).
La conquista fece sì che il consumo di insetti si limitasse alle
popolazioni più distanti dalle zone urbane, ma in molte parti del paese la
tradizione si è mantenuta. “Si consumano moltissimi insetti in Messico. Iniziammo
sotto la spinta dei colonizzatori, che mangiavano gli insetti come extrema
ratio, ma oggi non è più così: la gente li mangia con piacere e lo considera un
alimento fresco, saporito e nutriente”, spiega la dottoressa Julieta
Ramos-Elorduy, studiosa del dipartimento di Zoologia all'Università Autonoma Nazionale
del Messico (UNAM), che studia quest’usanza da 25 anni.
Piatto con vermi di Agave
Gli insetti, inoltre, sono un’importante fonte di proteine. Stando
ai dati della Commissione Nazionale della Biodiversità (Conabio), alcuni di
essi, a parità di peso, ne contengono tre volte di più della carne e hanno una percentuale
di sostanze nutritive estremamente alta, inferiore solo al pesce.
In Messico, esistono migliaia di specie di insetti, di cui più di
500 commestibili. I più comuni sono gli scarafaggi: ci sono fino a 30 specie adoperate
come ingredienti. Altri sono cibi gourmet. Un kilo di vermi di agave (utilizzati per imbottigliare il Mezcal)
in un mercato del Distretto Federale costa intorno agli 800 pesos – 65 dollari -
mentre gli escamoles, larve di
formica considerate il caviale messicano, posso arrivare a 1.200 pesos
messicani (ovvero 100 dollari).
Tacos di Escamoles
A dispetto di quanto si pensi, gli insetti vengono considerati
animali particolarmente puliti, poiché la loro alimentazione si compone di
erba, fiori e frutti e poiché si trovano alla base della catena alimentare,
secondo quanto rivela uno studio del Conabio. L’uso di insetticidi, tuttavia, ne
mette a repentaglio la qualità e il valore nutritivo.
La modernità e i “pregiudizi delle culture cosiddette occidentali”
hanno causato la scomparsa di alcune delle tradizioni più connesse al consumo
di insetti. Secondo la ricercatrice, le popolazioni indigene sapevano in quale
periodo era preferibile catturare un insetto e come scegliere i migliori.
Nonostante la loro abbondanza – in Messico si concentra un terzo delle specie
di insetti commestibili – la distruzione del loro habitat ha messo in serio
pericolo la sopravvivenza di alcune varietà.
Alcuni
messicani mangiano insetti per un motivo molto più importante del valore
nutritivo o del sapore. Stando ad un
articolo pubblicato dal Procuratorato Federale del consumatore (Profeco), a
Taxco (Guerrero, sud-est del paese) gli abitanti festeggiano il giorno del “Jumil
sagrado”. Gli “Jumiles” sono piccole cimici utilizzate in diversi piatti del
paese. La leggenda narra che i vermi fossero le sentinelle che si prendevano
cura della popolazione e che rappresentassero i loro antenati. A volte è comune
sentire domandare alla gente “porta la famiglia?”, per sapere se porta jumiles.
Dimagrire vedendo un film sdraiato sul divano? Può sembrare una scena da sogno, ma non lo è – purchè il film sia un horror. E’ questa
la conclusione di uno studio effettuato dall’Università di Westminster, nel
Regno Unito, che ha dimostrato come la visione di un film agghiacciante
permetta di bruciare tante calorie quanto quelle di una passeggiata di 30
minuti.
Secondo quanto riportato dal Daily Mail, gli studiosi per valutare la
quantità di energia impiegata durante la visione dei film hanno misurato il
battito cardiaco, l’ossigeno inspirato e il diossido di carbonio emesso dai
volontari, concludendo che quanto più i film erano spaventosi tanto più erano
le calorie bruciate dagli spettatori.
Richard Mackenzie, specialista del metabolismo all’Università di
Westminster, ha spiegato che l’alto tasso di calorie bruciate si deve “allo
sprigionamento di adrenalina ad azione rapida prodotta nei brevi exploit di
‘stress’ o, in questo caso, di paura, che riduce l’appetito e aumenta il ritmo metabolico”.
In media, gli spettatori hanno bruciato 113 calorie per un film di
poco più di 90 minuti, stessa quantità di grassi che si brucia con una
passeggiata di 30 minuti e valore sufficiente per eliminare, ad esempio, le
calorie derivanti da una scorpacciata o da una piccola tavoletta di cioccolata.
I migliori film per bruciare calorie sono: il thriller
psicologico “Shining”, del 1980, con Jack Nicholson (184 calorie); “Lo squalo”
di Steven Spielberg (164 calorie) e il classico “L’esorcista” con Max Von Sydow
(158 calorie).
Secondo il gruppo di studiosi, i film più recenti sono stati
quelli che si sono rivelati meno efficienti.
Non hai ancora un programma per la serata? Traduzione: Marcella Bucaria
Perché
nessuno ha mai eguagliato la perfezione degli strumenti del maestro
italiano? Clemency Burton-Hill indaga e sperimenta uno dei mitici
violini
L'autrice con in mano il Serdet
Provate
ad immaginare se i fratelli Wright avessero azzeccato al primo
tentativo, se gli aerei che oggi ci portano in giro per il mondo
fossero identici a quelli che volavano nel 1903. O se le automobili
che guidiamo somigliassero ancora alla tre-ruote di Karl Benz del
1886, se gli mp3 nelle nostre tasche fossero solo delle versioni
superficialmente aggiornate del fonografo di Thomas Edison del 1877 e
se le medicine di oggi fossero rimaste invariate rispetto a quelle
del 1713? Immaginate di aver inventato qualcosa secoli fa e che
nessuno sia mai stato in grado di migliorarne la forma e la
funzionalità.
Riflettevo
su questo di recente mentre visitavo la mostra Stradivari, una pietra
miliare dell'Ashmolean Mueum. L'istituzione di Oxford, uno
straordinario contenitore di curiosità culturali, ha messo insieme
alcuni dei più sofisticati strumenti mai prodotti dal mastro
artigiano Antonio Stradivari, il cui nome è sinonimo di violino così
come il nome di Hoover è sinonimo di aspirapolvere. È la prima
volta che viene allestita un'esposizione del genere e, come c'era da
aspettarsi, ha rappresentato un'irresistibile attrativa per gli
appassionati del violino e i fanatici della musica di tutto il mondo,
me compresa.
Ma
anche se non avete mai preso in mano un violino e non avete neppure
un vago interesse nella storia degli istrumenti musicali, quella di
Stradivari è una
storia avvincente.
Come ha fatto quest'uomo, sbucato fuori dal nulla, a capire come
creare a partire da un muto pezzo di legno senza vita la più
notevole macchina sonora che abbiamo mai conosciuto? E come mai, a
più di 350 anni dalla sua nascita, non siamo ancora riusciti ad
afferrare come sia riuscito a fare quello che ha fatto? E dato che la
storia dello sviluppo umano è in genere una storia di progresso e
miglioramento, perché mai non abbiamo trovato alcun modo per fare
meglio?
Stradivari
nacque nel 1644 e visse fino alla veneranda età di 92 anni, durante
i quali fece probabilmente più di mille violini, dei quali circa la
metà sopravvive fino ad oggi. Sappiamo relativamente poco dei primi
anni della sua vita, al di là del fatto che era nato a Cremona, una
piccola città del nord che divenne la capitale indiscussa della
manifattura degli strumenti a corda nel XVII secolo e non ha mai
perso questo titolo. Stradivari irruppe sulla scena con il suo primo
violino, noto come il “Serdet” e datato 1666, quando aveva 22
anni. Ho avuto lo straordinario privilegio di poter suonare questo
violino all'Ashmolean Museum: un'esperienza travolgente se
considerate che lo strumento è stato creato lo stesso anno del
Grande Incendio di Londra. E non è un primo abbozzo né un
prototipo. L'aspetto, la percezione tattile e il suono sono quelli
del violino ultimato: perfetto come lo è sempre stato.
C'è
sempre la tentazione di mettere alla prova i violini Stradivari con
una sorta di “Test della Pepsi”. Ascoltando ad occhi chiusi, si
potrebbe davvero distinguere uno stradivari da un altro strumento di
buona qualità? O addirittura da uno di bassa qualità? (Di recente
il Daily Telegraph ha lanciato un esperimento in cui lo stesso
violinista suonava uno Stradivari e un violino da £39.99 in vendita
nei supermercati Tesco. Inutile dire quale ha vinto).
Il
Maestro all'opera
Ci si è a lungo scervellati sul segreto di Stradivari. Non
solo le ultime generazioni di artigiani dello strumento che hanno
instancabilmente copiato le sue opere sperando di raggiungere simili
livelli di perfezione del tono e della risonanza. Né soltanto i
moderni scienziati che usano di tutto, dagli spettroscopi ad
infrarossi e a risonanza magnetico-nucleare (per analizzare le
proprietà chimiche delle componenti di una cassa di risonanza
Stradivari) agli acceleratori di particelle simili al grande
collisore di adroni (LHC) per esaminare i segreto delle particelle
atomiche di uno Stradivari. Ma anche i suoi invidiosi contemporanei
che già a quel tempo si chiedevano come avesse fatto. Come la
moderna Los Angeles per l'industria cinematografica, la Cremona del
XVII secolo era una città con un unico commercio. E Stradivari era
il re: benestante, ammirato e molto richiesto. Sembra che
l'espressione “ricco come Stradivari” fosse molto comune nelle
strade cremonesi.
Ashmolean Museum
Cosa
lo distingueva dagli altri? Dopo tutto usava gli stessi materiali che
usavano tutti: lo stesso legno di acero e abete rosso dal vicino Sud
Tirolo, la stessa acqua e gli stessi utensili (che a loro volta sono
poco diversi da quelli usati oggi dai mastri liutai). Era qualcosa
nel rame, ferro e sali di cromo che potrebbe aver usato
involontariamente per preservare il suo legno? Era cenere di una
ignota eruzione vulcanica inserita all'interno? C'era davvero del
sangue di drago nella sua vernice speciale? O erano invece, al
contrario, le sottili imperfezioni nel suo metodo che creavano una
tale incomprensibile perfezione? Ci si è tormentati per secoli sulle
vari possibilità che si celano dietro queste domande e nessuno saprà
mai la risposta.
Il
novantenne Stradivari si è portato il suo segreto nella tomba. Al
momento della sua morte aveva nel suo laboratorio uno strumento che
non aveva mai venduto. Il più raro tra i violini, anche questo in
mostra all'Ashmolean, è noto come il “Messia” e il suo valore è
incommensurabile. Il valore medio, se esistesse, sarebbe
pluri-milionario. Il Messia è lo strumento musicale più mitico del
mondo. Dopo Stradivari, anche la maggior parte dei suoi proprietari
si è rifiutata di separarsene fino alla morte. E ancora più curioso
è il fatto che, nel corso degli ultimi due secoli, è stato
raramente suonato, il che vuol dire che è straordinariamente in
condizioni eccellenti, con piccoli segni d'uso che inevitabilmente si
generano nel tempo su un delicato strumento ligneo. Quando, nel secolo scorso, l'Ashmolean Museum ottenne in eredità il “Messia”, arrivò con l'ammonimento che non avrebbe mai e poi mai dovuto venire suonato di nuovo: avrebbe dovuto essere appeso, maestoso ma silenzioso, nella sua teca di vetro per l'eternità. La ragione è che, con circa cinquecento violini Stradivari ancora in circolazione, ne abbiamo tantissimi da ascoltare, quindi solo uno dovrebbe restare incontaminato perché le future generazioni possano apprendere da esso. La mia testa mi dice che è una cosa ragionevole. Il mio cuore si chiede “come possiamo mettere in gabbia l'ultimo uccello?”. Cosa non darei per la possibilità di sentirlo suonare una sola volta?
Pasadena, California - La Sonda Cassini della Nasa ha regalato agli scienziati la prima immagine ravvicinata e in luce visibile di un mastodontico uragano che turbina sul Polo Nord di Saturno.
Nelle foto ad alta risoluzione e nei video, gli scienziati vedono che l'occhio del ciclone misura circa 1250 miglia (2000 chilometri) di larghezza, 20 volte più esteso dell'occhio del ciclone di un normale uragano terrestre. Le sottili, luminose nuvole sulla parte esterna dell'uragano stanno correndo alla velocità di 330 miglia orarie (150 metri al secondo). L'uragano infuria all'interno di un grande e misterioso vuoto a sei lati fra le nuvole conosciuto come l'Esagono.
"Siamo rimasti a bocca aperta quando abbiamo visto questo vortice, perché somiglia molto ad un uragano della Terra", ha detto Andrew Ingersoll, membro del Team di Analisi delle Immagini della Missione Cassini impiegato dell'Istituto di Tecnologia della California a Pasadena. "Ma è su Saturno, su una scala molto maggiore, e in qualche modo sta andando avanti nonostante le piccole percentuali di vapore acqueo nell'atmosfera di Saturno, fatta di idrogeno".
Gli scienziati studieranno l'uragano per capirne di più su quelli terrestri, che si alimentano dall'acqua calda degli oceani. Anche se non c'è alcuno specchio d'acqua vicino a quelle nuvole che sono alte nell'atmosfera di Saturno, imparare come queste tempeste di Saturno usino il vapore acqueo potrebbe dire di più agli scienziati su come nascano e si alimentino gli uragani terrestri.
Sia un uragano terrestre che il vortice al polo nord di Saturno hanno un occhio centrale con assenza di nuvole o nuvole molto basse. Altre caratteristiche simili includono nuvole ad altitudine elevata che formano le "pareti" dell'occhio, altre nuvole ad alta quota che ruotano attorno all'occhio e una rotazione in senso antiorario nell'emisfero settentrionale.
Video esplicativo in inglese
Una differenza sostanziale fra gli uragani è che quello su Saturno è molto più grande delle sue controparti terrestri e la sua rotazione è incredibilmente veloce. Su Saturno, il vento nel "muro" dell'occhio soffia oltre 4 volte più velocemente dei venti di uragano sulla Terra. A differenza degli uragani terrestri, che tendono a muoversi, l'uragano di Saturno è bloccato sul polo nord del pianeta. Sulla Terra, gli uragani tendono a spostarsi a nord a causa delle forze che agiscono sui rapidi vortici di vento mentre il pianeta ruota. Quello su Saturno non si sposta ed è già all'estremo nord raggiungibile.
"L'uragano polare non ha alcun altro posto in cui andare, e questo è probabilmente il motivo per cui è lì fermo sul polo", ha detto Kunio Sayanagi, un consulente del team d'Analisi delle Immagini dell'Università di Hampton, in Virginia.
Gli scienziati credono che la gigantesca tempesta abbia infuriato per anni e anni. Quando Cassini raggiunse nel 2004 il sistema di Saturno, il polo nord del pianeta era oscurato, poiché quella parte era nel bel mezzo del suo periodo invernale. In questo periodo lo spettrometro composito a infrarossi della sonda Cassini e lo spettrometro per la mappatura a immagini e a infrarossi hanno individuato un grande vortice, ma l'osservazione a luce visibile ha dovuto aspettare l'arrivo dell'equinozio nell'Agosto del 2009. Solo allora la luce del sole ha iniziato a penetrare l'atmosfera dell'emisfero settentrionale di Saturno. L'osservazione ha richiesto la variazione dell'angolo orbitale di Cassini attorno a Saturno, in modo da permettere alla Sonda di osservare i Poli.
"Una simile affascinante e sorprendente vista dell'Uragano al polo nord è possibile solo perchè Cassini è su una traiettoria più "sportiva", con orbite inclinate in modo da far andare alternatamente la sonda al di sopra e al di sotto del piano equatoriale di Saturno" ha detto Scott Edgington, scienziato aggiunto del progetto Cassini al Laboratorio sulla Propulsione a Reazione a Pasadena, California . "Non puoi osservare molto bene le regioni polari da un'orbita equatoriale. Osservare il pianeta da diversi punti strategici rivela di più sugli strati delle nuvole di quanto non sia possibile potendone osservare l'intera superficie".
Cassini cambia il suo angolo orbitale per simili scopi di osservazione solo ogni pochi anni. Dal momento che la Sonda utilizza l'attrazione gravitazionale della luna di Saturno, Titano, per cambiare l'angolo orbitale, le traiettorie inclinate necessitano di supervisione costante da parte dei navigatori a terra. Il percorso necessita di anni di pianificazione anticipata e bisogna seguire molto scrupolosamente l'itinerario stabilito per assicurarsi che sia disponibile abbastanza propellente perché la Sonda possa raggiungere le sue future destinazioni e orbite.
La missione Cassini-Hyugens è un progetto in collaborazione fra NASA, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Italiana. Il JPL (Laboratorio sulla Propulsione a Reazione), una divisione dell'Istituto di Tecnologia della California, a Pasadena, gestisce la missione Cassini-Hyugens per la Direzione delle Missioni Scientifiche della NASA a Washington. Il motore della Sonda e i due obiettivi a bordo sono stati ideati sviluppati e assemblati al JPL. Il Tam di Analisi delle Immagini comprende scienziati dagli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e la Germania. Il centro delle operazioni sulle Immagini ha la sede nell'Istituto di Scienze dello Spazio di Boulder, in Colorado.
Per ulteriori informazioni su Cassini e la sua missione visitate l'indirizzo http://www.nasa.gov/cassini and http://saturn.jpl.nasa.gov
Quando avevo 20 anni ho lasciato una ragazza per Vicentico, il cantante dei
Los Fabulosos Cadillacs. In realtà, la colpa è stata sua. La ragazza voleva conoscere i miei hobbies e
condividere i miei interessi, così insistette per accompagnarmi al concerto dei
Cadillacs. Se avesse conosciuto un po’ di più le mie passioni non avrebbe mai
messo piede in quel posto.
I Cadillacs erano famosi, tra le varie cose, per le scoregge in pubblico e per le molestie alle ragazze, come fossero un gruppo di ubriachi di un’osteria e non un affermato gruppo rock. Ai
concerti il divertimento di noi fans consisteva nel dimenarci, spingerci
e sputarci fino a formare un vortice umano potenzialmente letale. Oggi non
sopravvivrei alla seconda canzone. Ma a quel tempo mi sembrava il massimo.
Copertina del Cd Vasos Vacíos (1993)
Il concerto in questione fu aperto con V Centenario, un inno alla scoperta dell’America, in cui la frase più gentile recitava “figli bastardi di colonie assassine”. Uno dei miei amici salì sul palco a cantare con Vicentico, che lo restituì al pubblico con una gomitata sulla faccia. Un altro si lanciò dal palco e fu trasportato di mano in mano dalla gente per 20 metri. E io..ero con la mia fidanzata. In ultima fila. Dove nessuno si colpiva. Lei percepiva che io mi sentivo perfettamente a mio agio.Alla quarta canzone non resistetti più e mi lanciai con i miei amici. L’ultima volta che vidi quella ragazza fu dall'alto, a pochi metri da terra.
Con il tempo Vicentico intraprese una
carriera da solista. E la sua musica iniziò a discostarsi dal rock,
dal trash, dallo ska o dal dub per
tendere verso il genere più insospettato: la ballata romantica. Il primo
segnale d’allarme fu la sua versione di Algo contigo, un bolero deLos Panchosche i
fans perdonarono ritenendolo una beffa. Ma gli allarmi si
susseguirono uno dietro l’altro. Le sue canzoni si fecero più lente. Il
suono di addolcì fino a sfiorare la nuova tendenza. Poi, il massimo sacrilegio:
ad un gala di MTV cantò con Ricky Martin. Le urla di “traditore” giunsero
da tutta la mia generazione. I miei vecchi amici bruciarono i dischi di
Vicentico, rinnegarono la sua musica, si strapparono gli indumenti.
I miei amici, poveri, non si erano accorti
che loro stessi, con il passare degli anni, si erano trasformati in impiegati
in giacca e cravatta abituati a trascorrere i fine settimana dando la pappa ai
loro bambini. Desideravano che Vicentico continuasse ad essere ciò che essi
stessi non erano più. Per loro, il primo dovere di un cantante era quello
di fargli credere che avrebbero potuto ancora passare la notte a calpestarsi e
a spingersi sotto al palco, mentre qui, nel mondo reale, gli cresceva la pancia
e gli cadevano i capelli.
L’anno scorso, tuttavia, si sono
verificati due eventi significativi: 1) Quattro dei miei amici hanno
divorziato, 2) Vicentico ha presentato il suo Cd più kitsch.
Il Vicentico 5 è
così smidollato che contiene versioni di Roberto Carlos, di Xura e della
canzone più languida degli Abba, The winner takes it all, tradotta in spagnolo da..Pimpinela!
Intanto, i miei vecchi amici, dopo il
loro divorzio, si sono accorti d’improvviso che non sarebbero più tornati come
prima, che non sono più dei ragazzini, né lo saranno. Credevano che il
matrimonio fosse una parentesi fra due adolescenze, ma hanno dovuto riconoscere
che il puro sesso, che prima li faceva impazzire, adesso li deprime. Così,
sentono la nostalgia dei pranzi in famiglia. E il letto sembra loro più grande
e solitario di un campo di calcio.
Ho scoperto
che due di loro hanno acquistato Vicentico 5, ma non si azzardano ad ascoltarlo in pubblico. Dopo anni
passati ad inveire contro questo “traditore” che canta “musica per signore”
adesso non posso ammettere che Vicentico è l’unico cantante che ha creduto in
loro e ha osato essere come loro. Tuttavia, da soli, in macchina o nei loro
silenziosi appartamenti da scapoli, ascoltano Creo que me enamoré.
In un primo momento avevo pensato di
ridicolizzarli davanti agli altri nostri amici, ma dopo averci
pensato un pò ho preferito mantenere il segreto.